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Oltre la Rete: come il GNL sta creando poli energetici locali indipendenti in Italia

Il contesto: un’Italia a due velocità energetiche

Mentre il sistema energetico italiano evolve lungo più direttrici — da un lato l’ottimizzazione delle infrastrutture energetiche esistenti e dall’altro lo sviluppo di nuove tecnologie come rinnovabili e nucleare di nuova generazione — emerge una sfida concreta: garantire energia affidabile e continua ai territori e ai sistemi produttivi nel presente.

In questo contesto, mentre l’Italia accelera sulla diversificazione delle fonti, il GNL sta assumendo un ruolo crescente come infrastruttura energetica flessibile, capace di collegare territori, imprese e servizi anche al di fuori della rete metanizzata.

 

Il sistema gas nazionale italiano, sebbene esteso, non è infatti capillare. Secondo gli ultimi dati ARERA, oltre il 15% delle medie e grandi utenze industriali non è servito dal metanodotto [1]. Per anni, la soluzione in queste aree è stata il gasolio: inquinante, costoso e fortemente esposto alla volatilità dei mercati energetici.

Il PNRR e le iniziative europee legate al Piano REPowerEU hanno impresso un’accelerazione verso la diversificazione delle fonti e il rafforzamento delle infrastrutture energetiche [2], stanziando oltre 4 miliardi di euro per progetti legati alla sicurezza e alla flessibilità dell’approvvigionamento gas.

In questo scenario il GNL — trasportabile via gassificatore mobile o autocisterne criogeniche — si sta rivelando una soluzione pragmatica e immediatamente disponibile per colmare il divario energetico tra territori metanizzati e non metanizzati.

Sempre più spesso il GNL consente infatti la nascita di piccoli poli energetici territoriali, capaci di alimentare infrastrutture produttive, porti, logistica e servizi essenziali anche al di fuori della rete metanizzata.

Il mercato italiano del GNL su piccola scala ha registrato una crescita del 25% nelle importazioni nel 2023, segnale di una domanda crescente legata proprio allo sviluppo di queste infrastrutture energetiche distribuite.

I casi pratici: dove il GNL fa già la differenza

  • Distretti industriali non metanizzati: in distretti produttivi come quello ceramico di Sassuolo (MO), il GNL viene già utilizzato per alimentare forni e cicli termici industriali al posto del gasolio. I dati della Commissione Europea indicano una riduzione significativa di alcune emissioni locali rispetto ai combustibili tradizionali, in particolare per quanto riguarda particolato e ossidi di zolfo [3].Un impianto medio di questo tipo può servire circa 20-30 aziende, consentendo a interi distretti industriali di sostituire combustibili più inquinanti come il gasolio e migliorare l’efficienza energetica complessiva dei cicli produttivi.In questi contesti il GNL diventa l’elemento centrale di veri e propri poli energetici industriali locali, capaci di sostenere interi distretti produttivi.
  • Porti e logistica: dopo le prime operazioni avviate a Genova, anche porti come Ravenna, Napoli e Civitavecchia si stanno muovendo sul fronte del GNL per il bunkeraggio navale. In questo scenario si rafforza la prospettiva di una maggiore integrazione tra infrastrutture energetiche, logistica, trasporti e attività portuali. In ambito marittimo, l’utilizzo del GNL può contribuire a ridurre le emissioni locali rispetto ai combustibili tradizionali, in particolare per quanto riguarda particolato e ossidi di zolfo, con potenziali benefici per la qualità dell’aria nelle aree portuali.[4]

 

Il valore strategico: oltre l’emergenza 

Questo modello a "micro-hub" non è solo una soluzione d'emergenza. Sempre più spesso rappresenta una componente stabile di un sistema energetico più distribuito e resiliente. È strategico per:

  1. Sicurezza energetica: riduce la dipendenza da combustibili più esposti alla volatilità dei mercati energetici e dai vincoli della rete nazionale. 
  2. Resilienza territoriale: permette la presenza di poli energetici locali capaci di alimentare attività industriali, infrastrutture logistiche e servizi essenziali. 
  3. Transizione energetica: abbatte subito le emissioni locali con effetti importanti sulla riduzione del particolato, creando al tempo stesso le basi per l'evoluzione verso combustibili rinnovabili. 

 

La spinta del PNRR e di REPowerEU non sta solo potenziando la rete nazionale; sta decentralizzando il potere energetico. Il GNL è l'abilitatore di questo cambiamento, offrendo una via italiana alla transizione: pragmatica, distribuita e fondata sull'autonomia dei territori. Mentre i grandi progetti catturano i titoli dei giornali, sono questi micro-hub la prova che la sicurezza energetica si costruisce anche dal basso, un camion alla volta. 

 

L’evoluzione naturale: il Bio-GNL

Uno degli aspetti più interessanti di questa infrastruttura energetica riguarda la sua compatibilità con il Bio-GNL.

Il Bio-GNL è un combustibile rinnovabile ottenuto dalla liquefazione del biometano prodotto da matrici organiche e scarti agricoli. A differenza dei combustibili fossili tradizionali, il Bio-GNL può essere prodotto direttamente sul territorio nazionale, valorizzando filiere agricole, agro-industriali e sistemi di recupero dei rifiuti organici.

Le infrastrutture sviluppate oggi per il GNL possono essere utilizzate domani anche per il Bio-GNL, senza necessità di riconversioni strutturali. Questo significa che i poli energetici basati su GNL possono progressivamente trasformarsi in piattaforme energetiche alimentate da risorse prodotte all’interno del Paese, riducendo la dipendenza da forniture energetiche esterne e rafforzando l’autonomia energetica nazionale.

In questo senso, il Bio-GNL rappresenta non solo un’evoluzione tecnologica della filiera energetica, ma anche uno strumento concreto per sviluppare un sistema energetico più resiliente e maggiormente basato su risorse domestiche. Dal punto di vista ambientale, il Bio-GNL consente inoltre di ridurre in modo significativo le emissioni climalteranti lungo il ciclo energetico e di abbattere quasi completamente alcune emissioni locali tipiche dei combustibili tradizionali, in particolare particolato e ossidi di zolfo. Questo rende i poli energetici basati su GNL una piattaforma pronta ad accompagnare la progressiva evoluzione energetica dei settori più difficili da elettrificare, come il trasporto pesante e la logistica marittima.

 

Una nuova architettura energetica distribuita

La spinta del PNRR e di REPowerEU non sta solo potenziando la rete nazionale; sta decentralizzando il sistema energetico. Accanto alle grandi infrastrutture energetiche nazionali stanno emergendo reti di poli energetici locali interconnessi tra loro e con il sistema industriale e logistico del Paese. Il GNL è l'abilitatore di questo cambiamento, offrendo una via italiana alla transizione: pragmatica, distribuita e fondata sull'autonomia dei territori. Mentre i grandi progetti catturano i titoli dei giornali, sono questi micro-hub la prova che la sicurezza energetica si costruisce anche dal basso, attraverso infrastrutture territoriali capaci di garantire flessibilità, continuità energetica e sviluppo economico locale.

 

Fonti 

[1] ARERA (2023). Relazione annuale – Stato dei servizi energetici e gas in Italia.  
[2] European Commission (2023). REPowerEU Plan – Diversification of energy supplies.  
[3] European Commission (2020). LNG as an alternative fuel for maritime and industrial use.  
[4] Blueconomy - GNL per le navi, è il turno di Ravenna  

Le tue domande, le nostre risposte

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